|
1° anno/prima tappa: “Famiglia ascolta la Parola di Dio” Mettersi in ascolto della
famiglia, per sapere come renderla capace, oggi, di ascoltare, acquisire e poi comunicare la Parola di Dio, alimento della fede; 2° anno/seconda tappa: “Famiglia comunica la tua fede” “Famiglie come protagoniste attive e responsabili nella chiesa e nel mondo, come “soggetti di evangelizzazione nei vari momenti di vita e nelle diverse attività
della comunità cristiana”. 3° anno/terza tappa: “Famiglia diventa anima del mondo” LETTERA PASTORALE 2008-2009 “Famiglia diventa anima del mondo” Siamo all’ultimo anno del triennio pastorale “L’amore di Dio è in mezzo a noi”, titolo che ha trovato la sua naturale convergenza nell’entità della famiglia, come frutto della fede e valore irrevocabile del vivere civile. Questo Dio è in mezzo a noi perché creatore e redentore
dell’amore e della vita, nella cui unità c’è il percorso vero dell’essere umano, che nasce, cresce, e raggiunge la pienezza della casa di Dio. Quanto è bello e vero scoprire questo Dio in colui che ha creato e confermato la famiglia, cioè il modo reale di generare la vita nell’amore, come valore per tutti, anche per chi è “in attesa” di arrivare a conoscere la vita
nella fede. Noi siamo su questo provvidenziale cammino e dunque dobbiamo continuare a crescere, nella personale consapevolezza e nella pubblica testimonianza. Di questo tipo è il percorso dei tre anni. Nel primo – “Famiglia ascolta la Parola di Dio”
– abbiamo appreso (abbiamo anche impostato un buon lavoro) che oggi è assolutamente necessario mettersi in ascolto della famiglia per sapere come renderla capace di ascoltare, di acquisire e poi, nel migliore dei casi, di comunicare la Parola di Dio: perché noi siamo chiamati alla consapevolezza che matrimonio e famiglia sono segno concreto dell’amore di Dio nel mondo. Nel
secondo anno, quindi – “Famiglia comunica la tua fede” – impariamo che la famiglia che ascolta diviene un soggetto di comunicazione della fede: una prospettiva indispensabile per la comunità, per la società e per la famiglia stessa, che nel mondo è una protagonista prioritaria e continuativa. Ascoltare per comunicare – il senso dei primi due anni – è un
insieme che non si deve mai interrompere. Così una famiglia – siamo nel terzo anno pastorale – può rispondere alla sua chiamata e diventare, nell’attualità del tempo, attiva protagonista di rinnovo della civiltà, nella società e nella storia: “Famiglia diventa anima del mondo”. Tutto questo percorso pastorale non è una cosa che finisce, ma è l’avvio per riproporre e riconfermare il senso cristiano della famiglia: famiglia come ente di cui ciascuno di noi fa parte e come entità fondamentale del nostro vivere religioso e civile. Il cardinale giustamente
insiste su questo abbinamento. Perché oggi la famiglia sta perdendo significato: prevale il mantenimento dell’individualismo, con tendenza a sostenere in questo una nuova positività. La positività invece si ritrova nel riesaminare e rilanciare nel suo vero significato l’unirsi nell’amore e per l’amore e in esso alimentare ogni aspetto, interno e pubblico, della
famiglia. Il nostro arcivescovo fonda il percorso pastorale sul fatto che della famiglia, “nella concretezza della vita quotidiana”, “vivano la Chiesa e la società”. E parla della famiglia qualunque essa sia, convinta e debole, credente e atea, locale e straniera, purché appunto sia famiglia, in senso sociale e/o religioso. Noi credenti e praticanti nella fede dobbiamo attivare il valore e il senso della famiglia in modo di ritrovare e far conoscere il significato
del Dio in mezzo a noi: così che “la famiglia diventi anima del mondo”. Così è voluta da Dio. Allora è davvero augurabile che i rapporti interni ed esterni delle nostre dimensioni familiari ci facciano crescere come persone, come comunità cristiana, come società e cultura nelle quali viviamo. Anche il divino arrivo di Gesù è nella famiglia, nella comunità,
nella società e nella cultura del tempo. Tutto questo significa che le famiglie in società hanno bisogno della nostra cristiana testimonianza. L’arcivescovo cita e commenta, in Luca, il brano evangelico del seminatore (Lc 8, 1-15), che elenca le varie
realistiche reazioni umane per le quali risuonano i versetti programmatici: “il significato della parabola è questo: il seme è la Parola di Dio; e, a conclusione, “il seme sono coloro che dopo aver ascoltato la parola la custodiscono e producono frutto con la loro perseveranza”. La famiglia è dunque un realizzarsi della persona, della Chiesa e della vita sociale. E la virtù che sintetizza preparazione e collaborazione è la carità, “il vincolo di perfezione” come dice Paolo nella Lettera ai Colossesi. E’ così oggi nella nostra società? No.
Possiamo continuare a crederci? Sì: riproponiamo, come testimoni, il Vangelo della famiglia “nel suo contenuto umano che è condivisibile anche da chi non ha una visione di fede”. Serve ridare protagonismo alla famiglia, cioè non accettare da parte nostra che venga condizionata e sminuita da tutti i problemi che accadono. E stiamo vicini alle persone, anche se fanno cose che non approviamo. Il problema poi si allarga in tante gente che proviene da formazioni e culture diverse. Accogliamoli; anche Gesù, anche Paolo e tutti i missionari e tutte le genti hanno bisogno di accoglienza quando si aprono al prossimo. Noi, come cristiani, siamo “stranieri” che speriamo di
essere accolti. Avere bisogno e, nel contempo, rispondere al bisogno è seguire la strada di Gesù. Agiamo, dunque, ci dice l’arcivescovo, come “il buon samaritano, che accoglie, cura, guarisce, consola, ridona speranza”. E poi entra in vari settori sociali: l’educazione, la scuola, il lavoro, l’economia e simili perché la famiglia venga considerata, qualunque
essa sia, la vera autrice di servizio per diventarne l’autentico obiettivo, come ente fondamentale e produttivo della convivenza sociale. In conclusione, il nostro card. Dionigi Tettamanzi, grande interprete della realtà e provvidenziale innovatore, si e ci ricongiunge al Magnificat “come un vero e proprio progetto di vita personale, comunitario e sociale”. |