Lo sapevate che...

 

§ Da dove nasce il nome “Laorca”? Come spiega don Lauro nel suo ultimo volumetto dedicato al nostro paese, l’interpretazione comune fa riferimento ad un animale “Monstrum” > la Orca, che si rifugiava nelle grotte. La fantasia popolare era facilmente portata a raccontare queste presenze  misteriose fuori dell’abitato.
Un’altra spiegazione più semplice e pratica si trova leggendo gli atti del ’500, dove il toponimo è scritto con due aspirate: “Horcha” > forca, come nella lingua spagnola, strumento agricolo. Anche Rancio deriva da Ranzo > ranza. Malavedo poi sta scritto così: “Mal haver”… oggi un po’ meglio, vero?

 

§ Tre secoli fa (più precisamente nel 1608) il cardinale Federico Borromeo (proprio quello dei Promessi Sposi…) fa visita pastorale alle nostre tre chiese. Dai decreti si legge che si è “…arrampicato sin lassù et è molto sudato e stanco. Ispeziona la chiesa, osserva fissamente le ragnatele che pendono dal soffitto, trova polvere, umidità e oggetti tutti ingemmati di materie cristallizzate…”.

 

§ Nel 1999, è stata riaperta al culto la chiesa di Malavedo (27 giugno)  e, a Natale, si è ricostituita la Cantoria Parrocchiale.

 

§ Nel periodo in cui Laorca è stato comune autonomo, dal 1860 al 1923, ha avuto 14 sindaci.

 

§ I sacerdoti reggenti e i parroci di Laorca, dal 1550 ad oggi sono stati 44.

 

§ Due secoli fa, nel 1809, dopo lo scioglimento della Comunità generale di Lecco, si avviò un nuovo raggruppamento di comuni concentrati in 4 comunità: quella di Laorca comprendeva anche Ballabio inferiore e superiore. Durò fino al ritorno degli Austriaci.

 

§ Fino al 1902, per la festa della Madonna del Carmine alla terza di luglio, c’era l’usanza di piantare sulla piazzetta il “peghée”, grande abete guarnito di doni, che veniva scalato dai giovani la sera della festa. L’albero della cuccagna era parte anche delle altre feste nelle parrocchie di Lecco e si faceva a gara nel piantare l’albero più alto, che restava issato fin quando un’altra parrocchia non ne avesse trovato uno più alto ancora. Nel 1902 appunto Laorca batteva il record con un abete proveniente da Ornica (alta Valbrembana) e portato a spalla per le montagne durante tre giorni: era alto quasi 29 metri, con 1,20 di circonferenza e 12 quintali di peso. All’oratorio ne è visibile la foto, con i partecipanti all’impresa.

 

§ In due incisioni del 1830 il palazzotto di don Rodrigo è indicato a Pomedo; probabilmente in relazione alla prima redazione del romanzo, perché poi, nella stesura definitiva, si esce dall’ambiente montano e il palazzo è visibile dall’Adda.

 

§ La tradizione della festa di S. Antonio a Malavedo risale probabilmente al Quattrocento; mancano documenti, ma resta la tavola di quell’epoca che raffigura il Santo. Doveva esserci una chiesina importante, come testimoniano i lasciti che le erano stati fatti. Nel Settecento sorse l’oratorio abbattuto nel 1940 per la costruzione della chiesa attuale; il 17 gennaio dai paesi finitimi, anche dalla Valsassina e da Morterone, si radunavano sulla piazzetta le mule e i cavalli, nelle loro bardature fiorite, per essere benedetti uno ad uno dal curato. Quasi tutti i cavallanti di Lecco provenivano da Laorca o da Chiuso, cioè dalle località agli sbocchi di vie di traffico con la Valsassina e la Val San Martino.

 

§ La grotta di Laorca era considerata una delle più belle e ricche di
stalattiti… che nell’800 sono andate ad abbellire i giardini di Milano…
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o Racconta Angelo Borghi che la grotta era contornata da suggestive leggende; una di queste dice che fosse rifugio di una santo eremita, che vi entrava speditamente a cavallo: divenuto lo speco un ritrovo di giovani dissoluti, il monte si abbassò un giorno improvvisamente, rendendo buia la caverna e difficile l’accesso.

o La strada primitiva per la Valsassina non passava da Laorca, ma dalla valle di Bonacina; quando però le miniere della Valsassina e della
Valtorta iniziarono ad essere sfruttate in età comunale, il percorso di Laorca rappresentò una via più valida e più breve.

o La prima sicura testimonianza dell’esistenza dell’abitato di Laorca è contenuta in un codice della biblioteca del Capitolo metropolitano di Milano, risalente alla seconda metà del secolo XIII e attribuito a Goffredo da Bussero; il paese è indicato come
loco Lavorcha de Leuco” e contava già la presenza di famiglie dal tipico cognome
tradizionale, come Mazzucconi e Crotta (
de Mazuco, de Lacrota…)

o Dall’Archivio Storico Diocesano di Milano scopriamo che nel 1569 il prevosto e inquisitore di Lecco intervenne per condannare una donna di Malavedo, “imputata d’haver detto le parole del matrimonio” in luogo della figlia…

o All’inizio dell’800 il viceprefetto di Lecco traccia un ritratto poco
benevolo dei laorchesi: “Gli abitanti di Laorca sono inclinati alle risse ed alle violenze, la loro anima è fosca come i loro volti affumicati…”