I Santi del X secolo

 

Questo secolo è stato definito, forse con qualche eccesso verbale,  il secolo oscuro (saeculum obscurum).

In effetti quella corona imperiale che i  Sommi Pontefici impongono agli imperatori di turno non ha più alcuna visibilità e valore. Anche la condizione del papato è miserevole.

In questo periodo si susseguono ben 28 papi e 3 antipapi, di scarsissimo peso storico e diversi dei quali vengono scomunicati nei Sinodi o nei Concili o muoiono di morte violenta. L'elezione del pontefice si riduce ad una lotta tra le fazioni filo-imperiali e nazionalistiche e vengono perpetrate nefandezze di tutti i generi, dalle quali, spesso, gli stessi papi non sono estranei.

Tra il 904 ed il 964, si distingue per scelleratezze la famiglia del senatore romano Teofilatto, soprattutto quella delle dissolute donne, la moglie Teodora e le figlie Teodora II e Marozia e di seguito l'influenza del figlio di quest'ultima, Alberico. Allo strapotere di Marozia viene fatto risalire l'origine più probabile della leggenda della "Papessa Giovanna", una donna, travestita da uomo, che sarebbe ascesa al seggio papale, salvo poi essere scoperta a causa di una gravidanza inopportuna: più semplicemente la leggenda era una metafora sull'influenza di Marozia, vera papessa in pectore, negli affari ecclesiastici.

E’ naturale che in una condizione di tale decadenza si debba poi  assistere alle invasioni dal Nord di nuovi popoli come i Normanni ed i Vichinghi.

E questa nuova ondata di barbari produce però un effetto positivo perché costringe le popolazioni, dette civili, ad una formazione almeno embrionale degli Stati; e così vanno formandosi i Regni di Borgogna, Francia e Germania; quest’ultima poi comincia ad assumere il ruolo di protagonista. Ottone I° (936 -73) con la vittoria di Augusta del 955 in cui sconfigge gli Ungari, si impone su quasi tutti i feudi della Germania, rendendo il suo potere pressoché sicuro da ogni pericolo interno ed esterno.

Le sorti del Regno italico, invece, sono particolarmente infelici perché ogni feudo pensa ai propri interessi. L’elezione di Berengario, marchese del Friuli (888 – 924) non riesce a coalizzare i vari Ducati, soprattutto del Centro Italia come la Toscana e Ravenna.

A metà del secolo, nel 951, Ottone viene a Pavia e prende il titolo di Re d’Italia, facendo di Berengario un suo vassallo e reggitore del Regno in sua vece. La cosa non dura molto perché un certo spirito di autonomia, con il beneplacito del Papa, fa nascere in Berengario il tentativo di rendersi autonomo; tentativo poi fallito, tanto che lo stesso viene fatto prigioniero e deportato in Germania (961).

Alla fine del millennio l’Europa si presenta così suddivisa:  ad Oriente si trova  l’Impero bizantino che, per contrasti dogmatici e disciplinari si allontana sempre più da Roma, anche perché ai confini del nord è preoccupato di contenere l’orda dei barbari; al centro, c’è l’impero romano germanico, a cui confini ci sono dei piccoli stati come la Normandia, la Frisia ed i Boemi,  ad ovest il Regno di Francia ed a sud/ovest abbiamo l’emirato di Cordova sotto dominio arabo. Quest’ultima si presenta come una potenza in continua crescita per lo sviluppo della sua economia, della filosofia, della cultura e dell’arte. Si tratta anche di una potenza che non teme di esprimere le sue mire espansive verso tutto il resto dell’Europa per imporre la sua fede, la sua cultura e la sua politica.

La Chiesa romana, come abbiamo detto sopra, non può esercitare alcun influsso perché priva di grandi uomini di spiritualità; ma Dio non abbandona mai  la sua sposa e pur in mezzo alla bufera del secolo, suscita due figure significative, di cui diamo le note principali:

 

Sant’Oddone, abate.

Non possiamo pensare alla sua figura senza fare riferimento al movimento “cluniacense” di cui lui certamente è la figura più rappresentativa.

Quali sono i meriti di questa nuova istituzione ecclesiastica? Quella di aver dato nuovo impulso alla vita monastica che nella decadenza dei secoli precedenti era stata coinvolta.

Cluny diventa il simbolo di una riforma dell'organizzazione del convento con la sottrazione dei conventi dall'autorità dei vescovi. I conventi e gli ordini vengono resi immediatamente dipendenti dal pontefice romano. Nella lotta per le investiture Cluny evita di prendere esplicitamente partito, ma é a fianco dei papi riformatori per quanto riguarda la simonia ed il celibato sacerdotale.

Già con il primo abate Berno ha inizio un recupero degli antichi ideali monastici, che viene poi proseguito con l'abate Oddone. Le “consuetudines cluniacenses” si diffondono rapidamente nella Francia meridionale, e trovano terreno fertile anche in Italia, in particolare nei monasteri di S. Anselmo all’Aventino in Roma  e di Montecassino. Accanto al ritorno ai principi di San Benedetto, e un forte afflato spirituale, che mette in primo piano il servizio; ben presto si cerca di raggiungere la massima indipendenza dalle cose mondane, la qual cosa comprende, dal punto di vista pratico, l'indipendenza dalla diocesi e la richiesta di poter esercitare la giurisdizione nei territori dipendenti dal convento.

E’ in questo contesto che diamo alcune note sulla personalità di :

Sant’Oddone,non fondatore, ma riformatore della celebre abbazia di Cluny.

E dire Cluny, vuol dire il centro più importante di vita spirituale e intellettuale, religiosa e anche artistica nell'Europa dei secoli intorno al Mille.

Il futuro Abate di Cluny nasce nella regione di Tours, patria di San Gregorio Vescovo della medesima, verso l'880, da famiglia nobile. Suo padre, castellano ed esperto nel diritto, viene consultato nelle controversie e chiamato ad arbitrare le contese tra l'aristocrazia del paese. Ormai avanti con gli anni, e privo di discendenza, una notte di Natale chiede a Dio il dono di un figlio. Avutolo, lo offre neonato a San Martino, promettendolo dunque alla vita religiosa. Ma più tardi, dimenticata l'offerta, lo fa studiare ed invia il proprio erede nelle corti più mondane, perché possa diventare un perfetto cavaliere.

Sui diciotto anni, il giovane paggio si ammala gravemente. Sembra quasi che stia per  morire. " O glorioso San Martino - esclama il padre – ecco il figlio che vi avevo offerto. Voi lo esigete con rigore ". Lascia dunque che il figlio prenda la tonsura, abbandonando le cacce e i tornei.

Oddone poteva benissimo diventare uno di quegli Abati commendatari, che ricevevano le rendite delle Abbazie senza neppure visitarle. La vita monastica, dopo l'invasione dei Normanni, era ridotta a una larva di spiritualità, e le abbazie non differivano molto dai feudi temporali.

Ma Oddone riprende la tradizione benedettina con la massima serietà. Studia e prega, rinunziando a tutti i privilegi e soprattutto alle dispense, che avevano distrutto la disciplina monastica. Presto viene imitato dai migliori e da tutti coloro che vedono in lui un Abate degno di questo nome, cioè un padre spirituale, non un feudatario mondano.

Egli fissò la sua dimora a Cluny, dove iniziò l'opera di riforma e addirittura di rifondazione. La sua autorità si sparge per tutta la Francia, varcando anche i confini. Nonostante i suoi doveri di Abate, dà esempio di una prodigiosa attività non solo spirituale, ma intellettuale.

Compone molte opere, tra le quali perfino un poema epico, ispirato alla Bibbia, in esametri, intitolato Occupatio. Il segreto della vita monastica era infatti la ripresa del motto benedettino “ora et labora”, cioè il contrario dell'ozio.

Tornando alla piena e serena " occupazione ", i monaci di Cluny diventano i promotori di una nuova vita, spirituale e pratica, intellettuale e artistica. Attorno ai loro monasteri sorgono centri agricoli e artigianali, che favoriscono il progresso civile della Francia e di tutta l'Europa.

Morendo verso i settant'anni, nel 942, Sant'Oddone può così benedire i suoi monaci sparsi in tutte le abbazie cluniacensi, dopo aver rinnovato nel mondo il miracolo benedettino. E i suoi monaci, possono ripetere per lui i versi che Oddone aveva dedicato a San Martino: " Tu che per tre volte hai vinto il caos, rialza quelli che son caduti nel peccato; come tu dividesti il tuo mantello, rivestici della giustizia! ".

I monasteri ne fanno memoria il 29 giugno.

 

Ad oriente del Sacro Romano Impero Germanico vanno formandosi nuovi stati come la Boemia, la Polonia, la Russia anche se non si può parlare ancora di una solida presenza del cristianesimo. Ne è una figura emblematica quella di S. Alberto che provò sulla sua pelle la durissima esperienza della turbolenza politica e religiosa del suo tempo.

 

Sant’Adalberto, vescovo e monaco, Boemo di origine, aveva un nome slavo: Voytèch. Poi, studente a Magdeburgo, è stato cresimato dall’arcivescovo locale Adalberto, sicché ha deciso di chiamarsi come lui. A 27 anni lo troviamo già arcivescovo di Praga. E’ il secondo pastore della città, dopo il tedesco Tiethmaro, e il primo di origine slava. Purtroppo qui il cristianesimo è ancora una novità mal compresa e combattuta da molti come straniera e avversa agli antichi usi locali, che vanno dalla poligamia alla vendetta di sangue, alla durezza con gli schiavi. Adalberto vede fallire il suo sforzo, e nel 988 abbandona Praga per Roma, dove si fa benedettino. Ma per i vescovi di Germania questa è una diserzione: protestano duramente a Roma, e papa Giovanni XV rimanda Adalberto a Praga. Lui obbedisce, torna, ritenta, ed è ancora un fallimento. Non bastano la sua cultura, la sua ricca spiritualità e mitezza. Rinuncia un’altra volta, e nel 994 torna al suo monastero sull’Aventino. Qui viene a trovarlo Ottone III, che lo venera come un maestro e come un padre. Ma ecco dapprima una notizia orribile per Adalberto: in Boemia c’è stato un massacro di suoi congiunti. E poco dopo un’altra, allucinante: sempre per la spinta dei soliti vescovi tedeschi, papa Gregorio V gli comanda ancora una volta di tornare a Praga. Nuova obbedienza, ma ora il duca di Boemia gli proibisce di mettere piede in città, e Adalberto si trova espulso, ma libero.

Non torna a Roma. Sarà missionario al Nord, tra i prussiani, che ignorano ancora del tutto il Vangelo. Il re di Polonia, Boleslao il Valoroso, lo aiuta con una scorta a penetrare in Prussia, fino a Danzica. Di là egli prosegue inerme con pochi monaci, ma il suo lavoro missionario dura appena pochi giorni: nella primavera del 997 Adalberto e i suoi compagni vengono trucidati presso la costa baltica. Il duca di Polonia riscatta la salma e la farà poi collocare a Gniezno (prima sede episcopale polacca) nel duomo costruito nell’anno 1000. Intanto nel 999 Papa Silvestro II l’ha già proclamato santo, e nello stesso anno è giunto a Gniezno in pellegrinaggio l’imperatore Ottone III, il quale, per devozione verso il santo, farà restaurare gli edifici del Colle Palatino. Nel 1039, poi, è Praga che accoglie per sempre nella cattedrale i resti di Adalberto, il suo primo vescovo slavo. Davanti a quei resti, dopo quasi mille anni, verrà a pregare Giovanni Paolo II, Wojtyla, il primo pontefice slavo della storia cristiana.

La Chiesa ne fa memoria il 23 aprile.  (Autore: Domenico Agasso, Internet, santi e beati)

 

La stessa cosa che abbiamo detto per S. Adalberto, la dobbiamo ripetere anche per la prossima figura di donna santa che la Chiesa di quel secolo ricorda perché, pur nella turbolenza politica di quel periodo proprio alla corte di Francia spunta la figura di: 

 

Santa Adelaide,imperatrice. Nacque nel 931 da Rodolfo II, re dell’Alta Borgogna, e da Berta, figlia di Burcardo, duca di Svevia. Sin dall’infanzia viene trattata come una pedina politica; infatti all’età di soli due anni viene promessa in sposa a Lotario, figlio di Ugo di Provenza, che poi sposò a sedici anni. Nel frattempo rimane orfana di padre a sei anni. In quel periodo Lotario II é formalmente re d'Italia, sebbene il paese sia in realtà dominato da Berengario d’Ivrea. Dalla unione di Lotario e Adelaide nasce Emma, ma dopo soli tre anni di felice matrimonio nel 950 Adelaide rimane vedova. Lotario era stato probabilmente avvelenato per ordine di Berengario, che infatti perseguitò e mise in prigione Adelaide in un castello sulle rive del lago di Garda, per essersi rifiutata di sposare suo figlio. Non si sa con certezza se Adelaide sia stata liberata da Ottone I il Grande, quel re tedesco che stava tentando di riportare ordine nel Nord Italia a capo di un’armata, o se ella riuscì a scappare autonomamente per poi rifugiarsi presso di lui.

Cosa certa è invece che i due convolano a nozze il giorno di Natale del 951 presso Pavia. Adelaide ha appena vent’anni, ma era una donna di elevate doti intellettuali e non manca di prendere parte attivamente agli affari di stato. Questa unione contribuisce a consolidare l’autorità di Ottone nell’Italia settentrionale e nel 962 viene finalmente incoronato imperatore a Roma da Papa Giovanni XXII. Pare che Adelaide, devota e piena di grazia, sia stata un’imperatrice assai popolare tra i suoi sudditi. Il matrimonio dura ben ventidue anni e nascono cinque figli tra cui il futuro Ottone II.

Nel 973, alla morte del marito, deve affrontare un nuovo conflitto. Il suddetto erede al trono é infatti un giovane testardo e nel risentimento verso la madre é molto influenzato da sua moglie, la bizantina Teofane. Adelaide abbandona allora la corte e si trasfersce a Vienne presso suo fratello Corrado di Borgogna. Si rivolge in cerca d’aiuto a San Maiolo, abate di Cluny, che favorisce la riconciliazione familiare: madre e figlio si incontrano a Pavia ed Ottone II s’inginocchia per implorare il perdono materno. In segno di riconoscenza Adelaide invia alcune offerte al santuario di San Martino di Tours, compreso il più bel mantello di Ottone, e con queste parole invoca la protezione per suo figlio: “Proteggilo, Tu che hai avuto la gloria di coprire con il tuo mantello Cristo Signore nelle spoglie di un mendicante”.

In seguito non mancarono però altri conflitti: dieci anni dopo la sua ascesa al trono, nel 983 Ottone II muore, lasciando come suo erede l’infante Ottone III e Teofane come reggente. L’imperatrice d’origine bizantina però perdura nella sua ostilità verso la suocera e ad Adelaide non resta che lasciare nuovamente la corte. All’improvvisa morte di Teofane, nel 991, viene però richiamata essendo ancora minorenne il nipote e regge con rara saggezza l'impero. All’età di sessant’anni viene a trovarsi per la prima volta in una posizione di potere e si avvale dei consigli sapienti di alcuni santi quali Villigiso arcivescovo di Magonza, Adalberto di Magdeburgo, Maiolo ed Odilone di Cluny. Quest’ultimo poi è anche l’autore di una vita della santa imperatrice.

Adelaide nutrì sempre un gran desiderio di pace, nonché una grande capacità di perdonare i nemici. Fu piena di carità verso gli indigenti, ai cui bisogni era solita venire incontro con larghe sovvenzioni. Fondò e restaurò parecchi monasteri maschili e femminili, beneficando particolarmente i cenobi di Peterlingen, San Salvatore di Pavia e Seltz (Francia). Tentò di convertire gli slavi, i cui movimenti alla frontiera turbarono gli ultimi anni della sua vita. Ritiratasi infine nel monastero benedettino di Seltz, in Alsazia vicino a Strasburgo, morì santamente il 16 dicembre 999. La sua canonizzazione fu decretata dal pontefice Urbano II nel 1097 circa.  

La Chiesa ne fa memoria il 16 dicembre. (Autore: Fabio Arduino, Internet, santi e beati)

 

 

   altre ricerche storiche di don Lauro Consonni