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Preparando lo schema di lavoro di questo secolo, ho avvertito la differenza profonda tra secolo e secolo circa la presenza dei santi. E quando parlo di santi intendo riferirmi a quelle personalità che hanno segnato la storia con la loro straordinaria testimonianza di vita. Detto ciò, non si intende dire che l’azione di Dio sia stata assente o non abbia segnato il cammino, come magari ci si lamenta anche oggi, perché si avverte che non è mancata una qualche forma di santità locale; si deve piuttosto constatare l’assenza del “gigante” capace di segnare la storia universale. In questo senso il VII secolo mi pare che sia stato avaro e noi dovremmo cercarne le cause. E’ un tempo questo in cui l’Europa meridionale assiste passiva al fenomeno impressionante e sotto certi aspetti apocalittici di spostamenti di grandi masse, come i barbari dal Nord e gli islamici dal Sud/Est mediterraneo. Rispetto ai tre secoli che lo hanno preceduto la Chiesa sembra non brillare per capacità di indirizzo della vita spirituale. Illustrando le condizioni geo-politiche cercheremo di scoprirne le cause, ben sapendo che la Grazia di Dio è sempre presente a patto però che l’uomo offra la propria collaborazione, secondo il detto di S. Agostino: “ Qui creavit te sine te, non salvabit te sine te”. Vediamone gli sviluppi. Con la morte di San Gregorio Magno (+ 604) la Chiesa non solo è in grado di riaffermare il suo primato nei Concili, ma soprattutto viene riconosciuta di fatto proprio per la presenza significativa di personalità di fede di grande levatura. Ne abbiamo una prova nella conversione di gran parte del mondo barbarico con l’inserimento espressivo delle genti visigote, longobarde e anglosassoni. Ma, se il Nord Europa sembrava segnare un inserimento più ordinato rispetto al passato ecco muovere dal Sud/est del bacino del mediterraneo un movimento religioso-politico agguerrito e forte che pone non pochi problemi alla cristianità intera sia orientale che occidentale. La stessa cristianità non sembra avvertire il pericolo perché più che fare unione pensa alla propria autonomia come l’impero d’Oriente che diventa Impero bizantino. Qualcosa di positivo avviene al Nord perché nel 613 Clotario II riesce a riunificare il regno franco diviso tra gli eredi di Clodoveo. Il 16 luglio del 622 Maometto deve abbandonare la Mecca e si porta alla Medina, che significa città del profeta, dove avviene l’Egira (il distacco) che fisserà l’inizio della storia del musulmanesimo. Nel febbraio del 638, il califfo Omar entra a Gerusalemme; in sua memoria per questi fatti venne costruita sulla spianata del tempio la moschea che prende il suo nome. Nel 643 è Alessandria d’Egitto che, per cinque secoli era stato un faro di vita cristiana per tutto l’Oriente, cade in mano islamica e così nel 697 anche Cartagine vedrà la stessa fine. Nel 655 la flotta araba distrugge quella bizantina: l’islam si afferma potenza navale. E’ in questo secolo che possiamo fissare l’inizio del “periodo medievale”; esso, non fu in sé omogeneo come si tende a farlo passare negli attuali libri di storia perché, se al suo nascere fu certamente un tempo di grande confusione per le migrazioni di popoli in assestamento, attorno al ‘200 ed al ‘300 conobbe giorni di splendore nell’arte e nella letteratura. Potremmo chiamare “periodo di transizione” quello che va dal Concilio Trullano (692) fino all’inizio di pontificato di papa Gregorio VII (1073).
In questo secolo sono i pochi i santi che ebbero una fama che superasse i confini della propria patria. Sembra doveroso ricordarli così: Ultimo dei Padri latini, S. Isidoro di Siviglia (560-636), Vescovo e Dottore della Chiesa, ricapitola in sè tutto il patrimonio di acquisizioni dottrinali e culturali che l'epoca dei Padri della Chiesa ha trasmesso ai secoli futuri. Scrittore enciclopedico, Isidoro fu molto letto nel medioevo, soprattutto per le sue Etimologie, un'utile "somma" della scienza antica, della quale con più zelo che spirito critico condensò i principali risultati. Questo volgarizzatore dotatissimo della scienza antica, che avrebbe esercitato su tutta la cultura medioevale un influsso considerevole, era soprattutto un vescovo zelante preoccupato della maturazione culturale e morale del clero spagnolo. Per questo motivo fondò un collegio ecclesiastico, prototipo dei futuri seminari, dedicando molto spazio della sua laboriosa giornata all'istruzione dei candidati al sacerdozio. La santità era di casa nella nobile famiglia, oriunda di Cartagena, che diede i natali verso il 560 a Isidoro: tre fratelli furono vescovi e santi, Leandro, Fulgenzio e il nostro Isidoro; e una sorella, Fiorentina, fu religiosa e santa. Leandro, il fratello maggiore, fu tutore e maestro di Isidoro, rimasto orfano in tenera età. Il futuro dottore della Chiesa, autore di una immensa mole di libri che trattano di tutto lo scibile umano, dall'agronomia alla medicina, dalla teologia all'economia domestica, fu dapprima uno studente svogliato e poco propenso a stare chino sui libri di scuola. Come tanti coetanei marinava la scuola e vagava per la campagna. Un giorno si accostò a un pozzo per dissetarsi e notò dei profondi solchi scavati dalla fragile corda sulla dura pietra del bordo. Comprese allora che anche la costanza e la volontà dell'uomo possono aver ragione dei più duri scogli della vita. Tornò con rinnovato amore ai suoi libri e progredì tanto avanti nello studio da meritare la reputazione di uomo più sapiente del suo tempo. Chierico a Siviglia, Isidoro successe al fratello Leandro nel governo episcopale della importante diocesi. Come il fratello, sarebbe stato il vescovo più popolare e autorevole della sua epoca, presiedendo pure l'importante quarto concilio di Toledo (nel 633). Formatosi alla lettura di S. Agostino e S. Gregorio Magno, pur senza avere la vigoria di un Boezio o il senso organizzativo di un Cassiodoro, con essi Isidoro condivide la gloria di essere stato il maestro dell'Europa medievale e il primo organizzatore della cultura cristiana. Un'amena leggenda, già riferita due secoli prima a S. Ambrogio, racconta che nel primo mese di vita uno sciame d'api, invasa la sua culla, depositasse sulle labbra del piccolo Isidoro un rivoletto di miele, come auspicio del dolce e sostanzioso insegnamento che da quelle labbra sarebbe un giorno sgorgato. Sapienza, mai disgiunta da profonda umiltà e carità, gli hanno meritato il titolo di "doctor egregius" e l'aureola di santo. La Chiesa latina ne fa memoria il 4 aprile giorno della sua morte avvenuta nel 636.
San Martino I°, Papa. Originario di Todi e diacono della Chiesa romana, Martino fu eletto al soglio pontificio dopo la morte di papa Teodoro (13 maggio 649) e mostrò subito una mano molto ferma nel reggere il timone della barca di Pietro. Non domandò né attese, infatti, il consenso alla sua elezione dell'imperatore bizantino Costante II che l'anno precedente aveva promulgato il Tipo, un documento in difesa della tesi eretica dei monoteliti (una sola volontà in Cristo). Per arginare la diffusione di questa eresia, tre mesi dopo la sua elezione, papa Martino indisse nella basilica lateranense un grande concilio, al quale furono invitati tutti i vescovi dell'Occidente. La condanna di tutti gli scritti monoteliti, sancita nelle cinque solenni sessioni conciliari, provocò la rabbiosa reazione della corte bizantina. L'imperatore ordinò all'esarca di Ravenna, Olimpio, di recarsi a Roma per arrestare il papa. Olimpio volle assecondare oltre misura gli ordini imperiali e tentò di fare assassinare il papa dal suo scudiero, durante la celebrazione della Messa a S. Maria Maggiore. Nel momento di ricevere l'ostia consacrata dalle mani del pontefice, il vile sicario estrasse il pugnale, ma fu colpito da improvvisa cecità. Probabilmente questo fatto convinse Olimpio a mutare atteggiamento e a riconciliarsi col santo pontefice e a progettare una lotta armata contro Costantinopoli. Nel 653, morto Olimpio di peste, l'imperatore poté compiere la sua vendetta, facendo arrestare il papa dal nuovo esarca di Ravenna, Teodoro Calliopa. Martino, sotto l'accusa di essersi impossessato illegalmente dell'alta carica pontificia e di aver tramato con Olimpio contro Costantinopoli, venne tradotto via mare nella città del Bosforo. Il lungo viaggio, durato quindici mesi, fu l'inizio di un crudele martirio. Durante i numerosi scali, a nessuno dei tanti fedeli accorsi a incontrare il papa fu concesso di avvicinarlo. Al prigioniero non era data neppure l'acqua per lavarsi. Giunto il 17 settembre 654 a Costantinopoli, il papa, steso sul suo giaciglio sulla pubblica via, venne esposto per un giorno intero agli insulti del popolo, prima di venire rinchiuso per tre mesi in prigione. Poi iniziò il lungo ed estenuante processo, durante il quale furono tali le sevizie da far mormorare all'imputato: "Fate di me ciò che volete; qualunque morte mi sarà un beneficio". Degradato pubblicamente, denudato ed esposto ai rigori del freddo, carico di catene, venne rinchiuso nella cella riservata ai condannati a morte. Il 26 marzo 655 fu fatto partire segretamente per l'esilio a Chersonea in Crimea. Patì la fame e languì nell'abbandono più assoluto per altri quattro mesi, finché la morte lo colse, fiaccato nel corpo ma non nella volontà, il 16 settembre 655. La Chiesa ne fa memoria il 13 aprile. ( Autore: Piero Bargellini, da Internet, Santi e Beati)
L’ultima notizia storica degna di rilievo è che nel 687 Pipino di Heristal ottiene l'appoggio della nobiltà franca, e il potere regale "di fatto". I Franchi iniziano ad essere spaventati dalle incursioni degli Arabi e cercano un sovrano forte che li guidi, a differenza dei "re fannulloni" merovingi.
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