Mons. Diego Venini
storia di una vita di fedeltà ed umiltà

L. Consonni, P. Ferrara, Angelo Vitali

pp.299, Edizione Grafiche Rusconi, Bellano
 

 

Qualche dato significativo che si legge nella prefazione fatta da Don Lauro.

Monsignor Diego Venini, nato a Varenna il 04.10.1889, fu ordinato Sacerdote dal Beato Card. Andrea Carlo Ferrari il 06 luglio 1913.

Fin dalla sua Ordinazione sacerdotale, viene assegnato alla Parrocchia di S. Tecla come Coadiutore ad tempus, con l'obbligo di assistenza alle "Suore di Maria Bambina" che nel tempo diventeranno "le sue Suore".

La descrizione realistica, fra lusso e miseria, che fa della sua prima destinazione sacerdotale, cioè della Milano di Piazza Duomo e dintorni degli anni '20, in occasione della benedizione natalizia delle case é ricca di note pastorali; con qualche giudizio pungente su questa esperienza che, già allora, mostrava i suoi limiti.

Proprio durante questo suo inizio di ministero, gli viene chiesto da Don Giovanni Rossi, Segretario del Card. Andrea Carlo Ferrari, di prestarsi per qualche ora di servizio presso l'Arcivescovo e così viene nominato come "aggiunto".

Don Diego prende a cuore questo incarico accanto al "suo Cardinale" che segnerà per sempre la sua vita; gli é vicino nella malattia non solo fisicamente, ma ferito anche nell'anima quando s'accorge che i Monsi­gnori di Curia sono così presi dagli impegni da dimen­ticare nel dorato esilio di Alassio il loro Arcivescovo. Sempre come "aggiunto" viene aggregato da Don Carlo Confalonieri, alla segreteria del nuovo Arcivescovo, Card. Achille Ratti.

Eletto Pio XI al Sommo Pontificato, Don Diego ritiene che il suo compito di addetto alla segreteria possa dirsi ultimato; ma, Pio XI vuole ricostituire in Roma la sua "famiglia" che aveva a Milano e fa chiamare i domestici, la Linda che darà non pochi grattacapi a tutti e il buon Giovanni Malvestiti.

Di Venini é il Papa stesso che, rivolgendosi a Mons. Carlo Confalonieri, nei giorni tra l'elezione e l'incoro­nazione dice espressamente: "Cosa aspetta a venire, quello là!". E così inizia il suo servizio in Vaticano "...da Milano a Roma, la prima volta il 10 febbraio per finire in Vaticano un po' a malincuore".

Venini, nella stesura delle note non é un verbaiolo, mira all'essenziale, ma qualche frecciata pungente contro il fascismo non manca; si potrebbe perfino pensare ad un giudizio mutuato da chi gli era vicino, ma più in alto.

Dalle sue note appare pure, in modo chiaro, l'aspetto umano di Pio XI per l'insofferenza evidente nei giorni dei suoi dolori alle gambe, tanto più umiliante per Lui che era stato un appassionato "alpinista'.

I rapporti di Venini con il suo amico "don Carlo" sono sempre stati di grande servizio, disponibilità e, é mio dovere richiamarlo, anche di grande pazienza e umiltà. È un giudizio personale, ma penso di essermi fatto un'idea precisa che, se il primo nutriva una pur giusta aspirazione a ricoprire posti di maggiore responsabilità nella Chiesa, il secondo rifuggiva in ogni modo dalle onorificenze. Ma non é mai venuto meno l'affetto tanto che, quando l'Arcivescovo Confalonieri, nel suo ministero a L'Aquila, attraversa una brutta esperienza di esauri­mento, don Diego gli mette a disposizione la sua casa di Roma per ì frequenti rientri in Città e i migliori luminari della scienza medica, conosciuti durante la malattia del Papa.

E’ felicissimo, poi, per il rientro dell'amico in Vaticano come Segretario della Congrega­zione per i Seminari.

Venini viene eletto Arcivescovo di Adana ed Elemosiniere Segreto da Pio XII l’11.01.51 e la notizia compare sull'Osservatore Romano il 12 dello stesso mese. Viene Consacrato Arci­vescovo il 04.02.1951 in S. Pietro dal Card. Tedeschini, Arciprete della Basilica; quella Basilica che Lo vede come Canonico Ordinario e per parecchi anni anche come Sacrista; ed é per questa sua mansione che egli assicura la presenza dei "chierichetti" Lombardi nel servire la Messa ai Canonici o ai Vescovi e Monsignori di passaggio, dapprima con i Guanelliani e poi con l'Opera Divin Prigioniero di Valle Colorina.

Una ulteriore prova di umiltà lo trova sereno, quando si dice che Pio XII lo abbia nominato solo per deferenza al Suo predecessore; e in parte é vero, ma il giudizio non è completo. Infatti Venini scrive: entrando, ringrazio commosso il S. Padre che mi dice "per onorare la grande memoria di Pio XI"; e poi continua “... dunque io debbo dare questo onore all'uno e all'altro Pio!"

Penso anche che una invidia palpabile circolasse tra i Canonici ed i Monsignori di Curia se qualcuno in modo sfacciato gli ha detto: "Sei caduto in piedi!". Ma questo fa parte di tutte quelle grettezze che, ieri come oggi, si sussurrano quando in campo civile o religioso qualcuno sale ad un posto di prestigio. Nessuno è immune.

Il suo servizio alla Elemosineria, a mio avviso, più che gloria fu calvario, perché: non é mai stato bene accetto dal personale dell'Ufficio laico, ma soprattutto religioso, anche per il suo carattere burbero e risolutivo, tipico del clero lombardo del '900.

Con Pio XII ebbe divergenze nettissime sulla ammini­strazione dei beni messi a sua disposizione rispetto alle necessità dei poveri e del clero romano e sulla scorporazione dall'Ufficio di certi Istituti religiosi femminili; in questo senso potrei dire che é stato un precursore della Caritas e del Pontificio Consilium "Cor Unum".

Solo da Papa Paolo VI ottenne qualche soddisfazione in tal senso.

Quando le cose sembravano prendere una piega di frizioni troppo evidenti, pare che gli sia stata proposta anche la sede Arcivescovile di Anagni e che l'abbia rifiutata.

Quanto poi sia stato pesante il suo personale intervento nel rifiutare il Cardinalato, lascio al lettore giudicare dalla lettura dei suoi scritti:

16.11.1960 - alle 9.30 a S. Carlo, S. Messa Pontificale per il defunto S.E. Mgr. Villa

16.11.1960 - i giornali parlano della quaterna cardinalizia; scrivo a S.E. Mgr. Dell'Acqua di lasciarmi dove sono...

17.11.1960 - pontifico i Primi Vesperi della Dedicazione (della Basilica) - quanti auguri!

18.11.1960 - alla Elemosineria tanti auguri. Auguri per che cosa? S.E. Mgr. Dell'Acqua mi telefona che ha fatto presente la mia lettera; speriamo nella grazia! Viene il Luogotenente Mocchi per farmi prendere, nell'Ordine del S. Sepolcro, il posto di S. E. Mgr. Villa.

Da S.E. Mgr. dell'Acqua speriamo in bene - più cerco di liberarmi e più mi capitano addosso degli impegni...

26.11.1960 - alle 10 in Sistina per la Cappella Papale per i Cardinali defunti; in attesa Mgr. Capovilla mi dice "Excellentissime Domine" ed io di rimando rispondo "Deo gratias".

Se questo non è un Cardinalato sfumato, non so cosa si possa pensare diversamente!

Voglio usare una affermazione, ricca di disarmante saggezza, di questo mio carissimo Arcivescovo che ebbi, come Prevosto di Varenna, l'onore di visitare ogni trimestre nella sua cameretta della Clinica Capitanio a Milano nei suoi ultimi cinque anni di vita, fino alla sua morte avvenuta nella stessa Clinica il 20 luglio 1982. Egli, invitato in via Margutta 56, in Roma, dallo scultore Cataldi per vedere il monumento al Card. Ferrari con la schiettezza di sempre disse: "Sì, vi assomiglia abbastanza: fra 50 anni sarà lui di certo!"

Gradirei, almeno per chi lo ha conosciuto, che dopo la lettura di questi diari si potesse dire: "Sì, é proprio Lui, di certo!".

 

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