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La devozione
Quando debbo tenere una meditazione, per il rispetto che ho delle persone, cerco di prepararmi andando ad analizzare il testo biblico o ricercando le fonti tradizionali di una festa.
E’ il lavoro che ho compiuto anche nella preparazione di questa riflessione che presenta più un carattere storico che spirituale, anche se non manca di qualche suggerimento utile per crescere nella fede. Debbo subito evidenziare le mie perplessità sul titolo di questa festa che mi sembra troppo recente rispetto al tempo del
dipinto: il termine “Madonna della provvidenza” non lo si trova nella liturgia e tanto meno é legato alla seconda domenica d’avvento; sarebbe certamente stato più utile far coincidere la devozione al quadro con la sesta d’avvento che già da tempo immemorabile celebrava, solo in rito ambrosiano, la festa della Incarnazione e della “divina maternità di Maria”, come è ben raffigurata nel dipinto cinquecentesco. Non trovando aiuti dalla interpellanza delle persone ho cercato nell’archivio parrocchiale una traccia, per capire come sia nata questa devozione. Ho trovato in archivio un fascicolo pubblicato in occasione della benedizione di questa chiesetta a firma di Aristide Gilardi; esso ha un suo merito storico, come quando lega il lavoro della
gente del posto alle devozioni; presenta però qualche imprecisione come quando afferma trattarsi di un affresco piuttosto che di una tavola. Un chierico di III° teologia di Laorca, poi prete, Don Giovanni Annovazzi nato nel 1885, ha il grande merito di aver steso accuratamente le note storiche relative a questa parrocchia; è da qui che ho ricavato qualche notizia utile. Nell’elenco delle solennità distinte che si celebravano a Laorca negli anni ’30, vi trovo questo testo: festa della B.V. della Provvidenza, istituita in parrocchia l’anno 1930 e che cade nella seconda domenica d’Avvento. La festa viene celebrata nell’Oratorio di Malavedo dove il quadro viene venerato. (Fare attenzione a quanto segue che, secondo me è fondamentale perché ci dice la provenienza del dipinto). “L’altarino in legno dipinto e scolpito e dorato possiede l’antico e bel dipinto(
ignoto l’autore, probabilmente del 14° sec.) della Vergine con il Bambino fasciato, tra le braccia, che, prima si trovava incorniciato nella sommità dell’altare di S. Antonio e per il quale c’era tanta devozione soprattutto da parte delle donne gestanti…” Mi pare di capire che nella Chiesetta precedente a questa ci fosse un altare in legno, scolpito, dorato che
non si sa dove sia finito e che raccogliesse in un’unica ancona due quadri di cui quello in alto contenesse la Madonna con il bambino e al piano mensa il quadro più grande di S. Antonio Abate. Spetta agli esperti di storia dell’arte stabilire l’origine e la datazione delle due opere d’arte, perché mi pare che non appartengano allo stesso periodo. Sul battente sinistro della
tavola si trovano a giusta distanza due pozzette quasi a ricordare la presenza di una cerniera che la legasse ad una struttura/custodia, forse all’ancona stessa. L’attuale cornice che la custodisce è recente e potrebbe appunto risalire agli anni dello strappo dal vecchio altarino. Fin qui le notizie sul dipinto. Ora cerchiamo di sapere qualcosa di più sul come è nata la tradizione che vede in Don Ranieri Broggi, Parroco a Laorca dal 1917 al 1946 la mente e l’iniziatore di questa tradizione. Sempre da Don
Giovanni Annovazzi sappiamo che : “ nel dicembre del 1929 viene costruito l’altarino in legno scolpito e decorato della B.V. della Provvidenza. La piccola pala in legno dipinto è quella già venerata nella parte superiore dell’altare principale. E’ di autore ignoto del 15° secolo. Viene chiamata la Madonna che protegge le gestanti.” Nella cronaca del 1930 troviamo:
“seconda domenica di Avvento, festa della Madonna Mater Misericordiae, e qui il Parroco cambia il titolo e sembra fare concorrenza alla S. Sr Faustina Kowalska (1905 – 1938) sua contemporanea…
Nel 1931 non c’è alcun riferimento alla festa, mentre vi leggo la reazione adirata del parroco per l’apertura di una sala da ballo, in Campo Vai con l’elezione di “Miss bucaneve” e pare che abbia fatto furore fino al termine della guerra perché i soldati di stanza in Valsassina venivano qui a cercare le ragazzine. Nella
cronaca del gennaio 1941 il Parroco Don Ranieri annota: “ ..é quella di oggi, l’ultima celebrazione della solennità di S. Antonio nell’attuale Oratorio, poiché è a buona portata la costruzione del nuovo. Ammirazione e voti di tutti per l’elegante e serio fabbricato”. Vediamo di trarne qualche breve considerazione spirituale: - mi pare di capire che l’inserire dal 1929 una celebrazione mariana nella seconda domenica di Avvento non sia stata una scelta opportuna, se si pensa che già la liturgia ambrosiana riserva a Maria nella sesta domenica di Avvento una devozione particolare sotto il
titolo di “festa della Incarnazione e della Divina maternità di Maria”. - Tralasciando il titolo di Madonna della Divina Misericordia che compare una sola volta, mi sembra di trovare una qualche giustificazione al titolo di “ Madonna
della Provvidenza” perché siamo negli anni durissimi della Guerra d’Africa (1935 – 41). - Il parroco sente il dovere di costruire una nuova Chiesa perché la vecchia è cadente; è pur vero che si poteva contare sulla generosità
degli operai che di sabato e domenica, dopo aver lavorato negli stabilimenti, si trovavano qui a portare il ferro e la sabbia, cioè a preparare il lavoro della settimana agli operai dell’impresa. E però aveva anche bisogno di altre entrate per portare a termine i lavori in tempo di guerra e di fame. - Infine tutto sommato, questo titolo mariano non è poi del tutto fuori posto perché potremmo dire che è orgogliosamente “Manzoniano” dal momento che è la Provvidenza la protagonista di quel grande romanzo. E ciò è di grande consolazione, perché senza avvertire il collegamento con il romanzo, un Parroco di Laorca ha finito per istituire una celebrazione il cui nome è la chiave di tutto il romanzo nato in terra lecchese… - Le diverse considerazioni spirituali che ne derivano, le lascio a voi…
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