STATUTO
DELLA VENERABILE ARCICONFRATERNITA DEL S.S.
SACRAMENTO E DI M. S.S. DEL CARMINE IN TRASTEVERE
Titolo 1° NATURA E SCOPO DELL’ARCICONFRATERNITA 1.
Allo scopo di onorare Gesù Sacramentato e la Vergine S.S. del Carmine è eretta sin dal 1543 nella Basilica Parrocchiale di S. Crisogono in Trastevere l’Arciconfraternita del S.S. Sacramento e di M. S.S. del Carmine. Nota: la Confraternita di Laorca fu eretta l’anno 1639, il 29 di Agosto 2. A questa Arciconfraternita possono dare il nome tutti fedeli d’ambo i sessi, i quali prenderanno rispettivamente il nome di fratelli e sorelle. Essi volendo godere delle Indulgenze e Privilegi concessi dai Sommi Pontefici alla nostra Arciconfraternita e ai devoti di M. S.S. del Carmine dovranno ricevere il Sacro abitino di lana tessuta o Saio color tané, dopo che sia benedetto, e portarlo continuamente al collo, avvertendo che qualora si perda o si consumi possano prenderne un altro, benché non sia benedetto. Sono
inoltre esortati ad astenersi dalle carni nei giorni di mercoledì, ovvero a recitare ogni giorno sette Pater ed Ave ad onore delle Sette allegrezze di Maria S.S. Titolo 2° AMMISSIONE ED OBBLIGHI DEI FRATELLI 3.
Coloro che vorranno essere iscritti nel numero dei fratelli dovranno essere persone di timorata coscienza, animate da spirito di devozione sincera, ed avere compiuto almeno il 16° anno di età. La domanda deve essere presentata al Parroco. Coloro
che verranno ammessi dovranno fare l’ingresso con le solite formalità e cerimonie e ad essi sarà consegnata la pagella di iscrizione, la quale in caso di morte dovrà essere restituita all’Arciconfraternita perché possano farsi i suffragi stabiliti. 4.
Il nuovo fratello resterà novizio per sei mesi dal giorno del suo ingresso: durante questo tempo dovrà attendere a farsi istruire dai maestri dei Novizi in tutte le obbligazioni che a lui incombono come fratello, non avrà voto nelle
congregazioni, né potrà avere cariche od offici. 5. Tutti i fratelli procureranno a) di vivere da buoni cristiani ed essere di buon esempio e di edificazione agli altri; b) di accostarsi con la maggior frequenza e devozione ai S.S.
Sacramenti, specialmente nelle feste che si celebrano dalla nostra confraternita; c) di onorare ogni giorno con qualche particolare ossequio la Vergine S.S. del Carmine, nostra Protettrice; d) di osservare gli Statuti ed essere umili, rispettosi ed obbedienti con tutti, ma in modo speciale con i superiori ed officiali. Titolo 3°
DELLA COSTITUZIONE DELL’ARCICONFRATERNITA (omissis) 10° DEI MAESTRI DEI
NOVIZI E’ ufficio dei Maestri dei Novizi: a) assumere le necessarie informazioni circa coloro che fanno domanda di appartenenza all’Arciconfraternita: b) istruire i nuovi fratelli nelle obbligazioni che loro incombono e specialmente circa le cerimonie da osservarsi nelle funzioni Sacre: c) curare per la parte relativa al loro mandato che le
funzioni procedano ordinate e devote e vigilare perché i fratelli vi assistano decentemente vestiti e con la massima devozione, modestia e compostezza. Qualora dai Superiori ricevano istanza di individui che desiderano essere ammessi come fratelli, provvederanno affinché in apposita tabella, d’apporsi dentro la chiesa, sia data pubblica notizia dell’istanza ricevuta con indicazione del Cognome, Nome, età, patria, professione od arte e domicilio del
richiedente, affinché ciascun fratello, ove occorra, possa fare le sue osservazioni..... 11° DEI PACIERI
74. E’ mandato dei Pacieri comporre con zelo, prudenza e carità gli animi di quei fratelli fra i quali per avventura fosse sorto dissenso. Qualora poi taluno dei contendenti non si prestasse all’accordo proposto ne riferiranno al Consiglio per i provvedimenti necessari affinché sia tolto lo scandalo.
75. E’ di competenza esclusiva dei Pacieri alternativamente di far baciare la pace dopo l’Agnus Dei delle Messe lette, prima al Celebrante, poi per ordinare ai guardiani ed altri Officiali e finalmente a tutti i fratelli presenti, purché indossino l’abito.
12° DEGLI INFERMIERI 76. E’ Ufficio degli Infermieri di visitare i fratelli, della cui malattia fosse loro pervenuta notizia, affine di apportar loro conforto ed animarli a soffrire con rassegnazione, evitando nel compiere un tale atto di carità di intrattenere l’infermo con discorsi di cose terrene, che se la malattia fosse grave si daranno
premura perché all’infermo vengano in tempo amministrati i Santi Sacramenti e sia impartita dal nostro Cappellano la benedizione in articolo mortis con indulgenza plenaria. (Omissis) 17° DELL’ESATTORE 101. L’esattore verrà nominato dal Parroco.
Qualora l’individuo prescelto non fosse fratello dovrà fare la formale vestizione dell’abito dell’Arciconfraternita. 102. La durata in ufficio
dell’esattore non ha limite fisso. Egli potrà rimanere in carica finché riscuota la fiducia dei Confratelli. 103. E’ ufficio dell’esattore esigere le sole contribuzioni dei fratelli e delle sorelle. Egli dovrà presentare una cauzione, che potrà essere in valute o fiduciaria. 104.
All’esattore vien corrisposta una percentuale sugli incassi. 105. Ogni anno dovrà rendere conto delle esazioni fatte e dei bollettari
consegnatigli, ritirandone ricevuta. Cum hodierni moderatores Ven. Archisodalitatis S.S. Sacramenti et B. M. V. de Monte
Carmelo in regione Transtiberina humiliter postulaverint ut nova statuta eiusdem Archisodalitatis adprobare dignaremur, Nos, benigne sic annuente S.S.D.N. Benedica Papa XV, ea triennali esperimento probanda esse decernimus. Contrariis quibuslibet minime obstantibus.
Datum Romae ed Aedibus Vicariatus die I Julii 1918. Basilius Card. Vicarius Franciscus Can. Pascucci secretarius.
Prasens exemplar concordat cum originali in Archivio huius Vicariatus adservato. Romae die 3 Julii 1918.
Altro modello di Statuto ricavandolo dal confronto con diversi testi delle Confraternite del Santissimo Sacramento e del
Carmine 1) la Compagnia si obliga ad intervenire a tutte le processioni. 2) Si obliga ad intervenire ai Funerali di ciascun confratello
ed in caso di legittima assenza fa obbligo ai membri assenti di recitare la terza parte del Rosario a suffragio del defunto. "Le donne ascritte per sorelle non avranno voce attiva né passiva nell'oratorio della congrega nell'atto in cui i fratelli funzioneranno, o tratteranno di affari, ma saranno obbligate, quando si darà occasione di morte di qualche fratello o sorella di
intervenire ed accompagnare il defunto o la defunta, recitandosi cinque poste di rosario durante il trasporto della salma al cimitero. La sorella che non risponde all'appello e mancherà all'accompagnamento funebre del fratello e della sorella, verrà chiamata dal priore e riceverà quella mortificazione che merita.” Si può notare una particolare attenzione alla partecipazione femminile.
da un statuto dei primi del ‘900 "Ciascun fanciullo o fanciulla volendosi aggregare nella congregazione fin dall'età infantile pagherà per ogni anno centesimi 60 fino ad anni 12 ed in questo termine, dandosi occasione di morte, godranno per beneficio una S. Messa di gloria e l'accompagnamento di un sacerdote ed
altro trasporto e saranno accompagnati da fratelli più giovani in numero non meno di 12 e da tutti i novizi. Entrati nel tredicesimo anno di età pagheranno lire una e centesimi 20 all'anno, in caso di morte godranno tutti i benefici come li godono i fratelli”. Come si vede si tratta di una confraternita aperta alla partecipazione attiva di fasce di popolazione generalmente escluse. La divisa, ancora oggi indossata dai confratelli, è descritta nell'articolo 4 della regola: "Ciascun fratello fra lo spazio di due mesi dal giorno di sua ammissione in confraternita si provvederà del sacco, ossia veste della
congregazione modellata. La medesima si compone di un camice bianco con cappuccio e consimile mozzetta di color carmelitano con affissa alla sinistra di essa l'immagine di Maria SS.ma del Camine. I superiori eletti poi porteranno una medaglia grande con la stessa figura, appesa al collo, ed il solo priore nelle processioni farà uso di un bastone.” 3) qualunque fedel cristiano voglia essere ascritto alla Compagnia del SS. Sacramento
dovrà pagare (non avendo ancora compiuti gli anni 30) £ 5 all’atto dell’iscrizione a beneficio e fondo della predetta compagnia. 4) chi voglia farsi inscrivere dagli anni 30 ai 40 dovrà pagare £ 10; dai 40 ai 50 dovrà pagare £ 15; passati gli anni 50 di età, se vorrà farsi inscrivere dovrà sborsare £ 25 e tutto ciò porterebbe a fondo della compagnia. (omissis) 4) quando morisse un ascritto prima dei 5 anni dall’epoca dell’inscrizione, i parenti del defunto o chi ne fa le veci non potranno pretendere che un solo sacerdote pagato con £ 100 dalla compagnia.
5) la cera per li defunti ascritti (da oltre 5 anni) si distribuirebbe, al levamento alla casa del defunto, alli ascritti vestiti di cappa; poscia dalla Chiesa al Cimitero si darebbe indistintamente agli ascritti tutti, che tosto finita la funzione restituirebbero al priore. 6) giunti alla chiesa per la funzione
mortuaria si spegnerebbero le candele che portano in mano gli ascritti sia per il vantaggio della compagnia ed anche per evitare inconvenienti. 7) per il buon andamento della compagnia è ottima cosa anche portarne l’abito, ossia la cappa, e chi rifiuta di farsi la cappa, morendo, non abbiano i di lui parenti diritto a far vestire i confratelli all’accompagnamento
mortuario, se non che pagando la tangente di £ 0,25 per ogni confratello vestito che andrebbe a fondo della suddetta compagnia. 8) le candele si distribuirebbero a tutti quanti gli ascritti nelle principali solennità (Giovedì Santo e Corpus Domini); nelle terze domeniche ed altre processioni, si daranno ai soli vestiti di cappa. 9) resta fisso che pei confratelli defunti, dopo 5 anni dalla data dell’iscrizione, la medesima compagnia inviterà a proprie spese 2 sacerdoti oltre la cera indotta. 10)
qualunque non ascritto, morendo, e richiedendosi per lui la compagnia, si pagherebbe per ogni candela £ 0,40 più altri 40 centesimi per il confratello in cappa, il che sarà tutto a beneficio della compagnia. 11) l’ascritto resta avvisato che è in dovere di suffragare l’anima del confratello defunto o colla recita della Terza parte del Rosario o colla recita dell’Ufficio
dei morti. 12) che non meriterebbe l’incarico di Priore chi non volesse indossar abitualmente la cappa, ed è bene che sia anche discretamente letterato per la registrazione delle cose concernenti la comunità. Lo « Scapolare » viene da « scapola » e indica quell'indumento che presso molti istituti di monaci o frati nel Medio Evo ricopriva sia il petto che le spalle (in latino:
scapulæ), dopo averlo infilato per la testa. Serviva generalmente per i tempi di lavoro, così da proteggere l'abito e non insudiciarlo. L'abito aveva però un significato soprattutto simbolico, significava il « giogo dolce » di Cristo (Mt 11, 29), così che abbandonare l'abito voleva dire sconfessare la disciplina monastica abbracciata, abdicare al servizio di Dio, mancare di fedeltà agli impegni assunti. Nell'ordine carmelitano, per le caratteristiche proprie di quest'ordine, lo Scapolare assunse ben presto un significato mariano. L'ordine carmelitano, a differenza di quasi tutti gli altri ordini religiosi,
non ha un preciso fondatore: alla sua origine c'è infatti un gruppo anonimo di eremiti, forse ex crociati, che, verso il 1190, si ritirarono sul monte Carmelo, in Palestina, per vivervi in solitudine, ascesi e preghiera contemplativa, a imitazione del profeta biblico Elia. Il loro nome originario è « fratelli della beata vergine Maria », fatto che li caratterizzerà, fin dall'inizio, assieme al legame con Elia, contemplativo e profeta, come « l'ordine della Vergine ». A conferma di questo, si racconta che, nel 1251, la Vergine apparve al generale dell'ordine San Simone Stock. San Simone supplicava spesso la
Madonna di proteggere con qualche privilegio i frati che portavano il suo nome. Ogni giorno recitava devotamente questa preghiera: « Fiore del Carmelo, vite feconda, splendore del cielo, Vergine pura, singolare; Madre fiorente, d'intatto onore, sempre clemente, dona un favore, Stella del Mare ». Un giorno mentre ripeteva questa preghiera con grande fervore, la Beata Vergine gli apparve accompagnata da una moltitudine di Angeli, tenendo in mano lo Scapolare dell'Ordine e gli disse: « Questo è il privilegio che io concedo a te e a tutti i carmelitani: chiunque morirà con questo Scapolare non patirà il fuoco
eterno ». Fin dal secolo XV la tradizione di questo dono-miracolo si legò al cosiddetto « privilegio sabatino », secondo cui la Madonna avrebbe promesso di preservare i suoi devoti, vestiti dello Scapolare, dalle fiamme dell'inferno, e di liberarle da quelle del purgatorio, il primo sabato dopo la morte. Lo Scapolare carmelitano, ridotto col tempo alle piccole dimensioni di un « abitino », si diffuse presso ogni genere di fedeli riuniti in confraternite o liberamente e spiritualmente affiliati all'Ordine e influì enormemente sulla spiritualità e sulla devozione popolare. Il Magistero della Chiesa è intervenuto a più riprese per difendere, spiegare e incoraggiare questa devozione, anche in tempi recenti. Il suo valore quindi non dipende tanto dal fatto storico delle apparizioni, quanto dall'intrinseco significato teologico, che il magistero gli ha riconosciuto, attribuendogli il valore di un « sacramentale ». Si tratta cioè di un segno sensibile, approvato dalla Chiesa, con il
quale evidenziamo la nostra consacrazione o « affidamento » alla Madonna e i vincoli di amore che ci legano a lei. Come l'anello nuziale è una testimonianza della consacrazione matrimoniale di un uomo e di una donna, così lo Scapolare dice a tutti che uno è consacrato a Maria. IL SIGNIFICATO DELLO SCAPOLARE SI COMPENDIA ATTORNO A QUESTI PUNTI: 1. È segno e pegno. Segno di appartenenza a Maria, pegno della sua materna protezione, non solo in vita, ma anche dopo la morte. 2. Comporta l'aggregazione alla
famiglia dei « fratelli della beata vergine Maria ». 3. Con lo Scapolare Maria stessa consacra il proprio figlio, vestendolo e segnandolo in modo speciale come appartenente a Lei. « Donna, ecco il tuo figlio! » (Gv 19,26). 4. Il devoto (dal latino devóvere, offrire, consacrare) con lo Scapolare, « consegna sé stesso » a Maria. Come un uomo libero nel Medio Evo si consegnava ad un signore per prestargli servizio e riceverne protezione. « Ecco la tua madre! » (ibid., 27). 5. Il devoto si impegna a vivere il suo servizio al Signore Gesù, attraverso l'intimità familiare con Maria, come « fratello della beata vergine Maria ». « Da quel momento il discepolo la prese nella sua casa » (ibidem). Per comprendere lo Scapolare bisogna porsi in un'ottica « cavalleresca » che era quella del tempo in cui è nato, ma che appartiene anche ai valori intramontabili dell'uomo. Chi porta lo
Scapolare, ha detto Pio XII, « fa professione di appartenere a nostra Signora, come il cavaliere di quel tredicesimo secolo - a cui risale l'origine dello Scapolare - che si sentiva, sotto lo sguardo della sua “dama”, forte e sicuro nel combattimento e che, portando i suoi “colori”, avrebbe preferito mille volte morire che lasciarli macchiare ». (Papa Pio XII, discorso nel settimo centenario dello Scapolare Carmelitano, 6 agosto 1950).
NORME PRATICHE
Ogni Sacerdote può imporre lo Scapolare, benedicendolo con un segno di croce. Andando incontro alle esigenze della vita moderna, il Papa San Pio X concesse di sostituire lo Scapolare con una medaglia che abbia da un lato l'immagine del Sacro Cuore e dall'altra quella della Madonna. Per la sua origine e il suo significato è preferibile usare lo Scapolare. In concreto è consigliabile di usare la medaglia di giorno e indossare
lo Scapolare nel tempo di riposo. Ritrovare ogni sera lo Scapolare accanto al letto e compiere il gesto di indossarlo richiama alla mente la consacrazione a Maria e rinnova la fiducia in lei. Ai devoti dello Scapolare è raccomandata in modo speciale la recita del Rosario, come colloquio giornaliero con la propria Signora e Sorella e come incontro d'amore con lei nella preghiera. A Fatima le Apparizioni si conclusero con la visione della Madonna del Carmelo. Lucia, fattasi poi carmelitana scalza, disse che nel messaggio della Madonna « il Rosario e lo Scapolare sono inseparabili ». Cerimoniale per la vestizione dei Confratelli del SS. Sacramento Nota introduttiva: La dizione “Confratelli del SS. Sacramento” non deve trarre in inganno, come se si trattasse di un documento estraneo alla ricerca. In realtà, se si avrà la pazienza di leggere più avanti le testate delle iscrizioni annuali ci si accorgerà che si trattava di una unica Associazione che metteva al primo posto il culto della Santissima Eucaristia. I due libretti, trovati in Archivio e ben conservati sono stati stampati in Lecco da: Tipografia di Giuseppe Magni via Cavour n. 27 - luglio 1903 L’originale é in latino, come si usava allora per la liturgia della Chiesa e la
traduzione é stata eseguita servendosi dei testi in uso in lingua corrente. Rito della vestizione
Il Sacerdote, vestito di cotta e stola, dopo aver fatto breve adorazione, genuflesso, al Santissimo benedice gli abiti dei Confratelli dicendo: O Dio vieni a salvarmi
Signore, vieni presto in mio aiuto Gloria al Padre.. Come era nel princio...Amen, Alleluja Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison Padre nostro ( in segreto) E non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male Ho detto, Signore, abbi pietà di me Guariscimi, perché ho peccato contro di Te. Convertici o Signore e sii misericordioso con i tuoi servi Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza Signore d’ogni virtù vieni in mezzo a noi Tu nostro difensore, o Dio di Giacobbe Sorgi Signore e
vieni ad aiutarci e liberaci per amore del tuo nome O Dio ascolta la nostra preghiera E il nostro grido giunga fino a Te
Il Signore sia con voi E con il tuo Spirito Preghiamo: Signore Gesù Cristo, che ti sei degnato di vestire la nostra carne mortale, supplichevoli, invochiamo la tua grandissima misericordia:
degnati di + benedire e di + santificare queste vesti che questi tuoi servi intendono portare in segno di penitenza e di mortificazione; e così ciò che appare esteriormente, con la
tua Grazia, sia portato a compimento nel cuore. Tu che vivi e regni.... Amen. benedizione dei cingoli: Dio Onnipotente e misericordioso che,
benigno, vieni in aiuto ai tuoi figli che Ti invocano, invochiamo la tua misericordiosa clemenza; degnati di + benedire e + santificare questi cingoli, perché cinto il corpo, possano godere nel cuore della tua bontà. Per il nostro Signore Gesù Cristo....
Amen. Il Signore sia con voi E con il tuo Spirito, Kyrie eleison.... Benediciamo il Signore
Rendiamo grazie a Dio Qui il Sacerdote asperge tre volte gli abiti con l’acqua benedetta e li incensa, prima nel mezzo, poi a destra, indi a sinistra. Si celebri poi la S. Messa nella quale facciano la Comunione i Vestiendi e gli altri Confratelli secondo la loro devozione. Vi sia quindi un breve sermone analogo alla circostanza, finita la quale il Maestro dei Novizi condurrà i vestiendi ad inginocchiarsi davanti al Sacerdote che si troverà in mezzo all’altare, seduto o in piedi, rivolto al popolo. Il Sacerdote dirà quanto segue, a chiara voce e risponderà il Coro dei Confratelli: Cosa chiedete o fratelli? La misericordia di Dio e la carità di questa Confraternita
Il Signore abbia pietà di voi e vi benedica perché possiamo conoscere la sua via e la sua salvezza per tutti i popoli Il Signore custodisca questo vostro inizio Ora e sempre Il Signore vi liberi dalle vesti dell’uomo vecchio con tutti i suoi atti e ci rinnovi nel cuore di giorno in giorno Mentre il Maestro dei Novizi, aiutato da altri, veste i nuovi Confratelli che si saranno rizzati in piedi, il Sacerdote dica. Il Signore vi rivesta dell’uomo nuovo che, secondo Dio, é stato creato secondo giustizia, santità e verità E scompaia da noi la vergogna della nostra nudità. Mentre mettono il cingolo: Siano i vostri fianchi custoditi e le vostre lucerne ardano nelle vostre mani I nostri reni sono pieni di miseria
ed illusioni e non c’è salvezza dalla nostra carne Consegnando loro la candela accesa: Il Signore illumini i vostri occhi, affinché non vi addormentiate nella morte ed il nostro nemico
non possa dire: sono riuscito a vincerlo Il Signore é la mia luce e la mia salvezza, di chi avrò paura? Tutti si inginocchiano ed il Sacerdote stando in piedi, dica:
Conferma o Dio ciò che hai operato in noi dal tuo Santo tempio che é nella celeste Gerusalemme Padre nostro ( in segreto) e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male Il Signore sia con voi e con il tuo Spirito Fa o Signore che questi tuoi servi possano ricorrere sempre a Te e servendoti
in tutta umiltà, possano implorare la tua misericordia e così godere dei tuoi benefici. Per Cristo.... O Signore custodisci e proteggi sempre questi tuoi figli; possano servirti con mente libera da colpe e, con la tua protezione, siano custoditi da ogni male. Per Cristo...
Concedi o Signore ai tuoi servi la remissione dei peccati ed il progresso nella fede; e , per il patrocinio della Beata Vergine del Carmelo, dona loro l'abbondanza dei tuoi doni e la tua protezione. Per Cristo...
Intanto che si canta il salmo di ringraziamento, il Sacerdote si siede al Presbiterio. Il Maestro dei Novizi prende per mano i nuovi Confratelli e li conduce a dare la pace agli altri. Il Novizio abbracciando il provetto dice: “la pace sia con Te” e questi abbracciando il novizio risponde: “E con il tuo Spirito”. Al termine il Sacerdote dirà
La benedizione di Dio Onnipotente, + Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e rimanga sempre. Amen Si chiude con il canto del TE DEUM Per le donne accettate nella Confraternita non si usano queste cerimonie. Faranno però la Comunione anch’esse nel giorno dell’accettazione, e saranno presenti, fuori dai cancelli dell’altare, per essere benedette con i Confratelli. Nuovo Registro dei Fedeli dell’uno e dell’altro sesso, vestiti del glorioso Scapolare ed aggregati alla Veneranda Confraternita della Scuola della Beatissima Vergine Maria del Monte Carmelo, eretta in questa parrocchiale dei SS. Apostoli Pietro e Paolo di Laorca, Pieve di Lecco, Diocesi di Milano, l’anno 1639, li 29 agosto
1. Carlo Gio Giuseppe 2. Livia Angela Cattarina
3. Maria Teresa Marcela 4. Gio Batta Angelo 5. Maria Cattarina, fratelli Baroni, figli del sudetto Priore 6. Giovanni Antonio Panceri della Villa de’ Vergano 7. Giuseppe
Bonazina di Val Madrera 8. Domenico Cremela di Val Madrera 9. Martino Ruschone di Maganicho
10. Francesca Girlanzona di Barcho 11. Domenicho Valsecho di S. Gio alla Castagna 12.
Giuseppe Pedralo da Bindo 13. Cattarina Villa di Lecco 14. Pietro Todeschino di Germagnedo
15. Carlo Ant. Maur di Barcho 16. Federigo Maur di Barcho 17. Giachomina
Invernizza di Aquate 18. Giuseppe Antonio Mauro di Barcho 19. Pietro Crotta di Malaverio
20. Giuseppe Badone di Barcho 21. Francesco Colombo di S. Giovanni alla Castagna 22.
Carlo Valsecho di la Castagna 23. Angelo Valsecho dalla Madalena 24. Lorenzo Ferrario di Balabio inferiore
25. Catarina Moliaza di Balabio superiore 26. Ustina Andreota di maganicho 27.
Anonciata Locatela di Balabio inferiore 28. Annonciata Locatela di Balabio inf. 29. Maria Panzona di Maganicho
30. Andrea Mazorengo di Germagnedo 31. Martina Inverniza di Balabio 32. Pietro
Todeschino di Germagnedo 33. Teresa Cugnascha di Balabio 34. Gio Batta Colombara di Leccho
35. Carlo Antonio Airoldi di S. Gio alla Castagna 36. Carlo Antonio Gatinone di Maganicho 37. Carlo Frigiero di Maganicho 38. Maria Pozza di Germagnedo 39. Giacomo Aondi di Germagnedo 40. Francescha Rizzi di La orca 41. Antonio Erba di Castello 42. Gio Antonio Cataneo di Maganicho 43. Maria Todeschina di Germagnedo 44. Madalena Poretta di Balabio inf. 45. Laura Melesa di Balabio inf. 46. Pauolo Frigerio di Maganicho 47. Domenico Angiler di Maganicho 48. Nicolao Mazuchone di La Orcha 49. Gio Batta Prandi di Val S. Martino 50. Gio Guz di Castello 51. Carlo Rosi di Val S. Martino 52. Angela Maria Valsecha di lecco 53. Gioana Valsecha di Lecco 54. Catarina Barufaldi di La orca 55. Giacomo Bovara di Paredo 56. Andrea Crotta di Laorca 57. Antonio M. Barufaldi di Cortabio
58. Maria Inverniza di Germagnedo 59. Andrea Vasena di Aquate 60. Pietro Ant. Frigedo di Aquate 61. Carlo Pozzo di Germagnedo 62. Ambrogio Pozzo di Aquate 63. Alessandro Selva di Cortabio 64. Ustina Todeschina di Germagnedo 65. Carlo Gilardo di Aquate 66. Catarina Gatinona di Germagnedo 67. Gio Batta Valsecho di Aquate 68. Maria Andreota di Beledo 69. Pietro Mazuchone di La orca 70. Francescho Crotta di La orca 71. Teresa Balbiana di Lecco 72. Gio Batta Gilardi di Lecco 73. Maria Corte di Olate 74. M. Antonia Arigona di Castello 75. Angela M. Mambreta della Bonacina 76. Margarita Spreafiga di Castello 77. Mria Orsola Monti di Pescarenicho 78. Maria Inverniza di Aquate 79. Maria Teresa Longa di Lecco 80. Francesco Gallo di Pescarenicho 81. Giuseppe Citara di Castello 82. Giacomo da Loro di Aquate 83. Rosa Taia Sacho di Lecco 84. Maria Pedrinala di Pescarenicho 85. Maria Valsecha di Germagnedo 86. Maria Vigano della Bonacina 87. Carlo Invernizio di Barsio 88. Francesco Bolis di Olate 89. Pauolo Ant. Parsia di Lecco 90. Rosa Manzona di Aquate 91. Angela Nocenti Monti di Pescarenicho 92. Giuseppe Ant. Guzi di Castello 93. Giuseppe Ant. Marensi di Lecco 94. Gio Angelo Camozino di La orca 95. Carlo Antonio Parolo di Gero 96. catarina Roncheta di S. Gio alla Castagna 97. Angela M. Rotta di Castello 98. Madalena dal Fe di Castello 99. Gio Domenicho Spreafigo di Castello 100. Pompeo Merilo di Castello 101. Catarina Beretta di S. Gio alla Castagna 102. Pietro Sesino di S. Gio alla Castagna 103. Domenicha Valsecha di La orca 104. Oliva Garibolda di La orca
Prete Pietro Bertoldini, Curato Carlo Meles di Carlo Ant., Canciliere Francesco Barone, Priore sud.
Nota: fatto il primo elenco completo, per gli anni successivi ci limiteremo a richiamare solamente il nome del Priore, il numero degli iscritti e qualche novità nella lettura del testo. Nasce il dubbio fondato che i nuovi elenchi presuppongano i precedenti, senza che però si possa sapere quanti siano stati cancellati per decesso o per altra causa. Se invece si avanza l’ipotesi che ogni anno si facesse l’elenco dei nuovi iscritti, allora c’è da presumere quanto fosse alto il livello delle entrate della Confraternita a cui erano legate le indulgenze e l’assistenza in actu mortis. Nella lettura si rileva che sul giorno liturgico, c’era una prevalenza a sottolineare che tale festa si celebrasse sempre la terza
di Luglio per cui si giustifica la variazione delle date nella successione degli anni. La giustificazione é data dal fatto che anche per coloro che provenivano da lontano, tale celebrazione era negata nei giorni lavorativi.
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